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Mercoledì 17 ottobre, presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento, il prof. Bruno Montanari  (già ordinario di Filosofia del diritto nelle Università di Catania e Milano “Sacro Cuore”) ha concluso solennemente il XXXIII ciclo di Dottorato con una lectio magistralis intitolata: "La figura del giurista al tempo del “post-pensiero”.

Il “post-pensiero”, così come illustrato dal prof. Montanari, rappresenterebbe l’attuale sostrato culturale in cui le nuove generazioni di giuristi si vengono formando, in un’epoca caratterizzata dal  venir meno del paradigma epistemologico costitutivo della modernità, a favore di atteggiamenti reattivi, impulsivi, finalizzati solo all’“impatto” e all’“effetto”. Un cambiamento di prospettiva che, nel diritto, comporta l’abbandono del ragionamento per categorie e il modello ordinamentale tipico del positivismo giuridico legalista.

Alla lectio del prof. Montanari è seguito un dibattito che ha coinvolto i cultori di diverse discipline giuridiche.

Nel suo intervento, il prof. Diego Quaglioni si è interrogato sull’opportunità di concepire il diritto come un insieme di categorie durevoli, soprattutto alla luce dell’evoluzione dei concetti giuridici, che assumono significato solo se contestualizzati in senso storico. L’intervento del prof. Massimo Miglietta ha proposto una riflessione sul concetto di laicità nel diritto moderno, muovendo dall’attività dei giuristi romani e giungendo sino alla condizione attuale, ove giurisprudenza e dottrina non paiono più in comunicazione tra loro. Il prof. Fulvio Cortese, ponendo provocatoriamente la domanda: «È così chiaro che cosa sia il moderno?», ha addebitato alla contemporaneità lo smarrimento tipico delle fasi di transizione; quanto al destino delle categorie, la stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato rielabora costantemente le proprie, e questa è una conseguenza del ragionamento basato sugli effetti (a danno, come è ovvio, della certezza del diritto). Da ultimo, l’intervento del prof. Federico Puppo, riconducendo il dibattito nell’alveo della Filosofia del diritto, ha denunciato il rischio di una conoscenza che non riposi più sull’idea di ragione, bensì su quella di volontà, la quale, non più capace di riconoscersi al di fuori di sé stessa, conduce all’arbitrio e, dunque, allo scontro.

La parola conclusiva è toccata al prof. Montanari, che ha sottolineato come le nuove tecnologie (ICT) stiano modificando il ragionamento, la dialettica e, quindi, il diritto, in un modo che (come stanno mostrando le neuroscienze) contrasta con la struttura stessa del cervello, fondata –per la parte che riguarda il linguaggio– sulla “temporalità” e non sull’istante. Una tendenza che spetterà ai nuovi giuristi, ossia ai giovani ora impegnati nello studio del diritto, fronteggiare.

Il video dell'evento è disponibile qui .

Responsabile scientifico: prof. Maurizio Manzin

Questo articolo è stato creato il Giovedì 25 Ottobre 2018 alle ore 2:44 am ed è archiviato nella categoria Generale. Attraverso Feed RSS 2.0 è possibile monitorare questo articolo. Both comments and pings are currently closed.