Pubblicato nella collana Filosofia del diritto (n. 3) il volume di Stefano Fuselli, Apparenze. Accertamento giudiziale e prova scientifica , FrancoAngeli, Milano 2008.
Il volume prende le mosse da una nota sentenza delle Sezioni unite della Cassazione penale (sentenza c.d. Franzese) e, sulla scorta dell'iter sviluppato dai giudici, si confronta con alcuni temi classici dell'epistemologia e della logica giudiziali. La dichiarata presa di congedo dall'ideale della ‘certezza assoluta', sostituita dalla ‘credibilità razionale' quale canone dell'accertamento giudiziale del fatto, viene letto come l'occasione per ripensare non solo la nozione di certezza processuale, ma anche la configurazione del rapporto tra certezza e verità.
In particolare, fra i diversi argomenti affrontati nella sentenza, l'attenzione si concentra su quattro momenti, in cui si condensano alcune questioni cruciali, sia in rapporto al caso specifico, sia in relazione al dibattito più ampio in cui la pronuncia si inscrive e a cui, più o meno esplicitamente, fa riferimento. Viene anzitutto preso in esame il modo in cui il sapere scientifico entra nei procedimenti di accertamento in giudizio, il modo in cui esso viene inteso, recepito e utilizzato all'interno dell'esperienza giudiziale. Dal momento che si tratta di un tema, come noto, molto dibattuto, soprattutto nel contesto statunitense, viene condotto un confronto con il caso paradigmatico della sentenza Daubert. Vengono poi analizzate le questioni che ruotano attorno al complesso problema della prova della sussistenza di un nesso causale, attraverso un confronto con la teoria condizionalistica della causalità e con le difficoltà inerenti, da un lato, alla messa in discussione del paradigma deterministico e, dall'altro, all'impiego del giudizio controfattuale. In questa prospettiva si esplorano le condizioni alle quali sottostà l'atto di generalizzazione e la costituzione di quel modello ‘tipizzante' di cui, a detta della Corte, è necessario disporre ai fini dell'accertamento dell'accadimento singolo. Il quinto e ultimo capitolo è dedicato all'analisi dei processi inferenziali attraverso i quali i diversi materiali ed elementi vengono organizzati un complesso probatorio atto a sorreggere la pronuncia giudiziale.
L'intento è quello di mostrare che quegli spazi di incertezza di cui l'attività giurisdizionale è intrisa, al punto da richiedere il ricorso ad una nozione come quella di ‘credibilità razionale', costituiscono una preziosa occasione per tentare di cogliere le forme determinate a partire dalle quali alcunché si rende disponibile e quindi, anche, controllabile. Soffermarsi su queste ‘apparenze', prendersi cura di qualcosa di così evanescente rispetto alla robusta concretezza di quanto, nella sua evidenza ed accessibilità, si colloca nell'ambito dell'accertabile, non significa fornire un metodo per l'accertamento giudiziale. Piuttosto è tentare di esplicitare i limiti ai quali esso è consegnato. Esplicitarli in quanto limiti significa mostrare la non ultimatività di quell'ambito in cui hanno salda dimora la certezza e quel tipo di razionalità che questa implica e, al tempo stesso, lasciare emergere quanto di non arbitrario e di non accidentale è di volta in volta all'opera in quegli strumenti e in quelle procedure.