Etica, informatica, diritto. Su questi temi si sofferma il recente volume collettaneo, curato da Paolo Moro e pubblicato nella nuova collana di Filosofia del Diritto dell'Editrice FrancoAngeli di Milano.
Attraverso i contributi di Marco Cossutta, Paolo Heritier, Fabio Macioce, Giorgia Marzotto, Angelo Montanari, Paolo Moro, Federico Puppo, Claudio Sarra e Rosalia Scuderi, sono focalizzate alcune questioni nevralgiche implicate dai processi d'informatizzazione in corso nella società contemporanea, con particolare attenzione al metodo e alla prassi del giurista, del legislatore, del giudice.
I saggi spaziano dal problema della mediazione telematica del giurista, alle questioni di tecnoetica in intelligenza artificiale, robotica e bionica; dal processo come algoritmo, al problema del metodo nell'ipertesto; dalle prospettive del processo nell'era digitale, alla relazione tra «cyberethics» e deontologia forense; dai limiti della c.d. applicazione automatica della legge, al fenomeno delle identità virtuali e del contratto «point and click».
In questa apparente dispersione di argomenti, emergono con forza tre aspetti comuni (che giustificano il titolo del libro):
1) il frequente richiamo della questione etica o, più specificamente, deontologica che implica l'utilizzo della tecnologia informatica e telematica da parte di coloro che agiscono nell'esperienza sociale e nella prassi forense;
2) la ferma consapevolezza che l'informatica non possa essere considerata il prodotto della scienza e della tecnica, ma debba essere approfondita criticamente con un'autentica riflessione filosofica;
3) il costante riferimento alla concretezza dell'esperienza giuridica e dei problemi che l'informatica solleva nella legislazione e nella giurisprudenza.
L'intento dell'analisi, in tutti i contributi raccolti nel volume, non è mai puramente descrittivo ed aspira a cercare «sempre e dappertutto» (come insegna la dialettica classica) i fondamenti culturali dell'informatica giuridica, intesa come momento dell'esperienza pratica nell'era digitale. Nella convinzione che occorra evitare non soltanto la pretesa di dedurre prescrizioni morali dalla descrizione di fatti (naturalistic fallacy), ma anche la presunzione di trascurare l'inconfutabile (e problematica) relazione tra etica, informatica e diritto.
Questa pubblicazione collettanea costituisce il risultato scientifico di una parte del progetto di ricerca d'interesse nazionale MIUR-Prin 2006 «Descrivere, persuadere, provare: tre funzioni del linguaggio retorico nell'esperienza giuridico-forense» , a cui partecipano professori, ricercatori ed avvocati delle Università e dei Fori di Padova, Trento, Verona e Torino (alcuni dei quali componenti del CERMEG).