Cermeg

Concluso il primo anno di ricerca finanziato dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol

Il primo anno di collaborazione del CERMEG al progetto di ricerca attivato nel quadro della convenzione fra la Regione Autonoma ed il Dipartimento di Scienze Giuridiche di Trento ha condotto a risultati d'estremo interesse per lo studio dell'argomentazione.

A conclusione di un primo ciclo di indagini, pubblichiamo ampio stralcio della relazione presentata al Dipartimento.

La ricerca ha realizzato due obiettivi: uno eminentemente pratico (la costruzione della prima banca dati informatica italiana sulla giurisprudenza dei Giudici di Pace), l'altro teorico (uno studio di metodologia giuridica sulla struttura logica delle sentenze esaminate), assecondando il duplice indirizzo -scientifico e applicativo- che caratterizza l'attività del CERMEG.

Rimandiamo soprattutto alla "seconda fase" della relazione per utili considerazioni sulla prassi vigente di ragionamento decisorio, nella quale lo schema cd. sillogistico è minoritario, mentre prevalgono costruzioni argomentative eterogenee. Queste ultime -nonostante rispondano assai imperfettamente a un modello retorico rigoroso- appaiono comunque, rispetto a quelle in forma di sillogismo, molto più interessanti sotto il profilo della massimazione e della formazione di una giurisprudenza.

 

Dalla relazione finale (testo completo in allegato): 

 «Per quanto possa dirsi tramontata l'idea che la sentenza risponda al modello del sillogismo cd. pratico (premessa maggiore-norma; premessa minore-fatto; conclusione-sentenza), ancora non si dispone di una sua chiara identificazione. Nello studio delle sentenze si è avuto modo di riscontrare, come tosto si chiarirà, l'alternativa presente all'interno del dibattito fra chi (ad es. Ferrajoli) tende a considerare ancora il ragionamento sillogistico, con i dovuti aggiustamenti, una delle forme maggiormente garantite per la gestione delle dinamiche discorsive all'interno del fenomeno giuridico, soprattutto come limite all'intervento (soggettivistico) dell'autorità giudiziale; e chi preferisce, invece, dirigersi verso l'elaborazione di un modello di ragionamento basato sul contraddittorio, ritenendolo, particolarmente in ambito processuale (spc. Cavalla), la forma d'ordine più adeguata per il discorso giuridico, anche in considerazione del carattere semanticamente vago e polisemico del linguaggio con cui si svolge.
Ebbene, l'opera di massimazione ha consentito di verificare empiricamente come sia possibile riscontrare entrambi i modelli nella struttura delle diverse sentenze prese in esame: molte di esse, infatti, rispondono semplicisticamente al primo modello e risultano ancora debitrici alla teoria sillogistica; altre, invece, nel dar conto delle argomentazioni delle parti coinvolte nel giudizio, si impegnano nella ricerca di una motivazione congrua e rispettosa delle tesi contrapposte. Nel verificare la "tenuta" delle due concezioni, si può però affermare come la seconda appaia più promettente della prima ed anzi si mostri molto più proficua in sede di massimazione.
Detto in altri termini, dal momento che massimare una sentenza vuol dire coglierne la ratio decidendi in modo significativo, si è avuto modo di constatare come quelle sentenze, simili nella forma logica al modello del sillogismo pratico, mal si prestino ad un'operazione di massimazione. Invero, la motivazione di questo tipo di sentenze si esaurisce nel mostrare la corrispondenza fra la fattispecie concreta a quella astratta: la massima si risolve pertanto nell'individuazione della fattispecie tipica a sua volta enucleata in sentenza con riferimento a precedenti giurisprudenziali autorevoli - come le sentenze della Corte di Cassazione - o, in modo forse più criticabile, a massime di esperienza del singolo giudicante. Ma, paradossalmente, ciò che in tal modo sfugge è la possibilità di individuare in qualche modo il caso concreto che, non di rado, non si riesce neppure ad enucleare nelle sue caratteristiche peculiari. Non si tratta, riteniamo, di sentenze semplicemente mal scritte: stante la natura propria del giudizio di pace (ma si potrebbe anche dire del giudizio tout court), il riferimento alla controversia dovrebbe restare preminente poiché della composizione di essa il giudice dovrebbe essere in grado di rendere conto in sentenza. Ma la concezione sillogistica non è in grado di contemplare la natura dialogica del diritto che, dunque, non può in nessun modo riscontrarsi nelle sentenze così formate.
Di contro, il secondo dei due modelli concettuali summenzionati si mostra maggiormente proficuo, dal momento che non solo non ignora la natura controversiale dell'esperienza giuridica, ma ricerca un metodo logico che sia in grado di rappresentarla. Da questo punto di vista, nelle sentenze più significative che si sono analizzate il caso concreto assume un'importanza centrale, poiché è in esso che si mostra il punto controverso: il quale - conformemente alla lezione della dialettica classica - deve essere fatto oggetto di mediazione, ricercando quanto di comune vi è fra le pretese delle parti e quanto di innegabile resiste in esse. La massima, in questo modo, diventa rappresentazione di una ratio decidendi che, lungi dal rappresentare un assioma da inserire fra i presupposti della propria teoria, si esprime come pronuncia di giustizia del caso concreto su cui interrogarsi per decidere futuri casi analoghi, dovendo tenere conto delle ineliminabili differenze sussistenti fra questi» (F. Puppo)

Allegati:

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Questo articolo è stato creato il Mercoledì 3 Ottobre 2007 alle ore 8:06 am ed è archiviato nella categoria Ricerca, Generale. Attraverso Feed RSS 2.0 è possibile monitorare questo articolo. Both comments and pings are currently closed.