Cermeg

A cura di M.Manzin e P.Sommaggio

Interpretazione giuridica e retorica forense.
Il problema della vaghezza del linguaggio nella ricerca della verità processuale


Giuffrè Editore
Milano 2006
€ 27,00

 

"La complessa serie di operazioni logiche interpretative (della norma) e probatorie (del fatto) che hanno luogo nel processo presupporebbero, per conseguire lo stesso grado di certezza delle formulazioni scientifiche, l'uso di enunciati semanticamente univoci. Il giurista, invece - avvocato, magistrato o studioso - dispone invariabilmente di strumenti linguistici vaghi. A fare i conti con il problema della vaghezza sono, in questo secondo volume di AM, avvisati cultori della filosofia analitica del diritto e teorici d'impronta metafisica classica. Le numerose convergenze fra le due prospettive, al di là dei diversi canoni metodologici, sono inattese e promettenti" (dalla IV di copertina).

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COMPENDIO DELL'OPERA

(a cura di Letizia Mingardo) 

 

MAURIZIO MANZIN

Verso una prospettiva globale?

Nelle due sezioni in cui questo volume è diviso, studiosi di filosofia del diritto analitica (Parte Prima) e altri "continentali" (Parte seconda), idealmente collegati dalla teoria di Patterson sulla verità delle proposizioni giuridiche, discutono il problema della vaghezza delle proposizioni giuridiche. Tale dialogo, già di per se stesso, costituisce una novità nel dibattito filosofico-giuridico italiano, caratterizzato generalmente da una scarsa comunicazione fra le due correnti di pensiero. È interessante notare come entrambe le prospettive sembrano in questa sede convergere verso conclusioni simili (sebbene diversamente argomentate): ovvero che i ragionamenti giuridici costruiti a partire da termini vaghi, se precisamente contestualizzati, non sono necessariamente e sempre illogici, né costantemente vaghi dal punto di vista semantico; i termini vaghi possono quindi, a determinate condizioni, essere utilizzati in argomentazioni logiche per ottenere conclusioni non ambigue.

 

PAOLO SOMMAGGIO

Una concreta vaghezza

In questo breve saggio si vuole dipanare ed esplicitare il filo rosso che percorre l'insieme degli artricoli contenuti nel volume; filo che parte dall'analisi resa da Claudio Luzzati sulla nozione di vaghezza e attraversa la proposta di Mario Jori, tesa a stabilire un legame tra vaghezza e scienza (sullo sfondo della questione retorica nel processo). Enrico Diciotti espone le basi concettuali della teoria retorica, esaminando anche la nozione di verità nel diritto; Vittorio Villa riflette sulla tale nozione e sugli effetti di una teoria retorica intesa come specificazione semantica. Un problema interpretativo tradizionale conduce Vito Velluzzi ad analizzare la relazione esistente tra interpretazione estensiva, integrazione analogica e integrazione non analogica. Anche Dennis Patterson ritiene che le forme dell'argomentazione giuridica intessano la grammatica stessa della giustificazione giuridica e ne mostra gli usi possibili, con riferimento al tema della verità. Scendendo in profondità nella questione, Maurizio Manzin dimostra come l'idea di una verità retorica, idonea a dissolvere le opposizioni all'interno della controversia giudiziale, corrisponde a quella che è comunemente chiamata "verità processuale". A seguire, Federico Puppo considera il problema della verità attraverso l'analisi di alcuni temi di logica formale. Il saggio di Adelino Cattani si concentra sulla relazione tra scienza e retorica. In chiusura, Claudio Sarra riflette su come la vaghezza possa essere considerata un segno dell'aspetto metaforico del linguaggio giuridico.

  

CLAUDIO LUZZATI

Ricominciando dal sorite

Il contributo si propone di analizzare il paradosso del sorite dal punto di vista della filosofia analitica. Tale indagine contrasta l'approccio ontologico, mettendo in luce l'importanza della teoria nominalistica della definizione. Luzzati mostra alcune implicazioni della sua analisi nei riguardi del linguaggio giuridico e della interpretazione giuridica, fra le quali il fatto che un diritto strutturalmente connotato dalla vaghezza intensionale sia in grado di incontrare le istanze di una realtà sempre mutevole.

 

MARIO JORI

Scienza, processo, vaghezza e retorica giuridica: note a margine

L'Autore si propone di toccare tre temi: il valore cognitivo delle scienze empiriche, la relazione tra regole giuridiche e retorica nel processo, il concetto di vaghezza. Egli giunge alla conclusione che il positivismo giuridico dovrebbe riconoscere che il diritto è qualcosa che facciamo, un'attività comune, e che perciò le sue scelte di base, incluse le scelte cognitive dei giuristi, non possono essere neutrali e scientifiche, ma tutt'al più pubbliche e giustificate esplicitamente.

 

ENRICO DICIOTTI

Regola di riconoscimento, controversie giuridiche e retorica

Lo scopo è quello di mostrare che una concezione retorica del diritto, secondo la quale il diritto è un insieme di risorse per il discorso retorico di giudici e avvocati, è uno sviluppo ragionevole di una teoria del diritto come pratica sociale in base alla quale il diritto è fondato su un accordo tacito che forma il terreno su cui si muovono attivamente giudici e avvocati. Questa teoria del diritto è dapprima esposta, rendendo chiaro che l'«accordo» che forma la base per l'attività forense deve essere concepito come un accordo sui criteri di validità e sui criteri di interpretazione. Secondariamente, vengono esaminate le controversie sulla validità e quelle sull'interpretazione, evidenziando come queste controversie sembrino essere originate da un disaccordo sui criteri di validità e di interpretazione. In terza battuta, dato che la concezione secondo cui giudici e avvocati concordano sui criteri di validità ed interpretazione è in contraddizione con l'idea secondo cui proprio le controversie legali dimostrano che giudici e avvocati non concordano affatto sui criteri di validità ed interpretazione, vengono discusse alcune soluzioni per risolvere questa contraddizione: la conclusione è che la soluzione più ragionevole è quella offerta dalla retorica.

 

VITTORIO VILLA

L'interpretazione giuridica fra teorie del significato e teorie della verità

Il contributo è diviso in due parti. Nella prima parte, partendo da premesse giuspositivistiche, si muovono alcune osservazioni sulla relazione tra interpretazione giuridica e teoria generale del diritto, e tra verità e ragionamento giuridico. Per far ciò si procede dal pensiero giuridico non positivistico di Francesco Cavalla come da un utile punto di riferimento Si dà, tuttavia, un significativo profilo di divergenza, concernente la nozione di verità di Cavalla intesa come obiettivo necessario del ragionamento giuridico. Si suggerisce che, almeno nel campo del diritto, sarebbe meglio "intraprendere un percorso mediano" tra verità e persuasione. Nella seconda parte del contributo si esplicitano molto brevemente, alcune caratteristiche di una "teoria dell'interpretazione giuridica pragmaticamente orientata". Anche in questa parte il punto di partenza è costituito dal pensiero di Cavalla secondo cui il ragionamento giuridico può essere ricostruito come un processo di progressiva specificazione. Si prova a sviluppare questa proposta a partire dallo specifico punto di vista della teoria dell'interpretazione giuridica. Da quest'angolo prospettico, sarebbe possibile dimostrare che l'interpretazione giuridica è una fusione di scoperta e creazione.

 

VITO VELLUZZI

La distinzione tra analogia giuridica e interpretazione estensiva

L'Autore si propone di spiegare in che modo la distinzione tra analogia giuridica e interpretazione estensiva delle norme possa essere sia possibile che utile. Nel perseguire questo obiettivo sono prese criticamente in considerazione alcune opinioni sull'argomento, suggerendo di distinguere tra: interpretazione estensiva, integrazione analogica e altre forme di integrazione giuridica.

 

DENNIS PATTERSON

Diritto e argomento

Obiettivo della filosofia è chiarire l'oggetto d'indagine. Per ogni teoria del diritto, la pratica del diritto dovrebbe essere il primo punto d'osservazione. In questo articolo si intende presentare la pratica del diritto prima di tutto come un campo dell'argomentazione. A tal fine, sono illustrate le forme di argomentazione che costituiscono la grammatica della giustificazione giuridica nel sistema anglo-americano. In aggiunta a ciò, si discute il ruolo dell'interpretazione in tale sistema. Il pensiero del "secondo" Wittgenstein costituisce la base per affermare che l'interpretazione è un'attività di secondo grado all'interno della pratica del diritto.

 

MAURIZIO MANZIN

Giustizia, argomentazione e verità nel ragionamento giuridico. In memoria di E. Opocher

Enrico Opocher, uno dei più importanti filosofi del diritto italiani del secolo scorso, è mancato il 3 marzo 2004. Insieme a Norberto Bobbio, Sergio Cotta, Uberto Scarpelli e alcuni altri, egli ha rappresentato una generazione di novatori della filosofia del diritto e della filosofia politica italiane. All'interno del pensiero giuridico del dopoguerra, Opocher è diventato il punto di riferimento per coloro i quali non volevano conformarsi alla antica tradizione del diritto naturale e, al contempo, non si riconoscevano nel normativismo di Kelsen. Il contributo focalizza quella parte del pensiero di Opocher in cui egli definisce la giustizia come «ciò che fa valere il diritto» (nel senso della «durata») e mette in contatto questo peculiare concetto di giustizia con il problema della ricerca della verità nel processo. Nel corso dell'analisi sono respinte tutte quelle interpretazioni che riducono la ricerca della verità nel giudizio a un metodo empirico. L'obiettivo è di spostarsi dal livello di una mera descrizione fattuale a quello di una «dimostrazione logica in accordo con le circostanze». Questo movimento dal piano descrittivo a quello argomentativo è giustificato attraverso l'adozione della retorica, basata su Cicerone e Aristotele, che mostra come la verità giudiziale, se intesa nel senso di una dimostrazione entimematica, sarebbe molto più coerente con l'essenza della concezione opocheriana di giustizia.

 

FEDERICO PUPPO

Il problema della verità nell'argomentazione giuridica

Il contributo concentra l'attenzione sul problema della verità nell'ambito dell'argomentazione forense. Dopo una breve illustrazione di alcune teorizzazioni della logica del XX secolo, in particolare quelle di Gödel e Tarski, utilizzando il paradosso del mentitore (che è alla base di entrambe), si discute sulla presenza della verità in ambito giuridico. Lo scopo è quello di suggerire in che modo sia possibile parlare di verità nel campo della retorica e della argomentazione giuridica, così da confutare le opinioni secondo cui, in quei contesti, non si dà presenza di verità. Brevemente, sarà possibile sostenere che la verità si mostra nei termini classici di una continua ricerca allusiva, senza possibilità di definirla in termini esaustivi; in ciò riconoscendo come la verità dovrebbe mostrarsi nel campo iper-contestuale dell'esperienza, e di quella forense in particolare.

  

ADELINO CATTANI

Argomentazione e dimostrazione nella scienza

L'opposizione logica/retorica rappresenta una opposizione culturale fondamentale, che divide una famiglia di idee come verità, scienza, certezza, realtà, dimostrazione (con cui la logica viene identificata), da falsità, opinione, plausibilità, apparenza, argomentazione (a cui viene associata la retorica). Alla retorica sono stati addebitati vari misfatti, ma l'idea che la retorica abbia una rilevanza sociale, metodologica e cognitiva è diventata un fatto storico e documentabile. La rivoluzione di Harvey costituisce un esempio illuminante - tratto dalla storia della scienza - della funzione epistemica della retorica. La prova di Harvey della circolazione sanguigna sembra più una argomentazione che una dimostrazione, una invenzione più che una scoperta, e la genesi, la giustificazione e l'accettazione della sua teoria testimoniano che la retorica è sempre richiesta anche laddove una prova empirica sia possibile.

  

CLAUDIO SARRA

Metafora e diritto

La più rilevante novità nella metodologia giuridica contemporanea è l'attenzione rivolta al problema dell'argomentazione e alla riscoperta del significato classico aristotelico della retorica. A dire il vero, questo fenomeno è seguito alla ricca discussione del XX secolo sui fondamenti della logica, sulla teoria del significato, e sulle capacità del linguaggio nel parlare del mondo. In particolare, durante gli anni Trenta, dallo stesso nocciolo delle discussioni neopositivistiche riguardo il significato, emerse una prospettiva che è diventata il punto di riferimento di tutti gli studi successivi sulla metafora: fu Ivor Armstrong Richards, in un breve lavoro intitolato La filosofia della retorica, a spiegare che il problema del significato è strettamente intrecciato con quello della retorica e che la connessione deve essere ritrovata nella natura della metafora. Nel far ciò, egli stabilì le basi per una nuova considerazione del ruolo dei processi metaforici nel pensiero e nella comunicazione. Il fatto strano è che i teorici del diritto hanno dimostrato un grande interesse per il problema del significato e quello dell'argomentazione (e, più recentemente, della retorica), ma quasi nessun interesse per i processi metaforici. Questa mancanza di considerazione ha condotto al risultato di una adozione acritica di teorie specifiche della metafora (specialmente la cd. « teoria della sostituzione»). Lo scopo di questo contributo è di mostrare come questo approccio al linguaggio nel diritto sia incompleto perché ignora alcune importanti questioni filosofiche specifiche che sono sorte nel dibattito generale.

 

Questo articolo è stato creato il Mercoledì 21 Giugno 2006 alle ore 4:57 am ed è archiviato nella categoria Collana Acta Methodologica, Pubblicazioni del CERMEG, Generale. Attraverso Feed RSS 2.0 è possibile monitorare questo articolo. Both comments and pings are currently closed.