In questo saggio s’intende evidenziare la connessione tra l’informatica giuridica, che trova sempre maggiore applicazione nella prassi forense, e la metodologia della discussione giudiziale.
Le trasformazioni, inevitabilmente provocate alla tecnica dell’argomentazione processuale quando - come accade oggi molto diffusamente - avvocati o magistrati ricorrono agli strumenti informatici e telematici, sono fondate su procedimenti logici che il sapere giuridico tramanda fin dalle sue origini: l’analitica, la dialettica, la topica e la retorica. Per tali ragioni, si illustrano alcuni dei problemi posti dall’informatica alla logica forense, come la fondazione analitica dell’informatica giuridica; la natura dialettica dell’informatica forense; la qualificazione topica dell’informatica giuridica documentaria; la questione retorica della composizione della scrittura difensiva elettronica.
L’indagine si sviluppa tenendo presente l’esperienza concreta della prassi giudiziale, dalla quale sono stati desunti alcuni modelli paradigmatici delle suddette metodologie: la giustizia cibernetica, il processo telematico, una rivista telematica di giurisprudenza e la stesura elettronica della scrittura difensiva. Ma l’intento dell’analisi non è puramente descrittivo ed aspira a cercare «sempre e dappertutto» (come insegnano i grandi maestri del pensiero classico) i fondamenti culturali di questa fenomenologia dell’informatica forense, riportando alla luce anche in questa prassi giuridica dell’era tecnologica l’antico e inconsumabile legame tra la verità e il metodo impiegato per ricercarla.
Questa finalità è condivisa dagli studiosi che si raccolgono nel Centro di Ricerche sulla Metodologia Giuridica (CERMEG), presieduto dal professor Francesco Cavalla (Università di Padova), e rivaluta anche nell’informatica la retorica forense la quale, come ricorda Aristotele, «è utile perché la verità e la giustizia sono per natura più forti dei loro contrari». Nel suo significato originario, la locuzione «informatica giuridica» definisce in generale l’attività compiuta dai giuristi pratici con l’uso del computer al fine di studiare, discutere e risolvere casi controversi tratti dall’esperienza sociale. Ne consegue che, con la suddetta unità linguistica, si designa in particolare il metodo che qualifica e caratterizza l’insieme dei procedimenti logici e pratici compiuti non solo e non tanto dagli studiosi, quanto soprattutto da avvocati e magistrati che utilizzano l’elaboratore elettronico per la risoluzione di questioni di diritto nella prassi forense. Concepita in questo senso, che giustifica l’appartenenza di tale materia alla logica giudiziale e al sapere filosofico, l’informatica giuridica deve anzitutto essere tenuta ben distinta dal diritto dell’informatica, che descrive ed interpreta l’insieme delle norme di diritto positivo che disciplinano fattispecie riguardanti l’utilizzazione del computer.
Nella prima accezione, si afferma che il diritto è oggetto dell’informatica, come per esempio quando si esaminano le procedure di ricerca della legislazione oppure della giurisprudenza nelle banche dati elettroniche, oggigiorno disponibili non soltanto su supporti digitali ma anche consultabili nella rete Internet.
Nel secondo senso, si dice che l’informatica è oggetto del diritto, come quando si indagano problemi che riguardano l’ordinamento civile (per esempio, l’invio di posta elettronica indesiderata prevista e vietata dal D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196) o l’ordinamento penale (per esempio, l’accesso abusivo al sistema informatico previsto e punito dall’art. 615-ter comma 1 c.p.). Si noti che, quando non viene confusa o dimenticata, l’accezione metodologica dell’informatica giuridica si propaga nei diversi ambiti di formazione degli atti rilevanti per il diritto (come la legge, il contratto, il provvedimento amministrativo), ma assume la maggiore importanza nei procedimenti logici di composizione dell’attività giudiziaria, ove si svolge concretamente l’esperienza critica del processo.
Pertanto, onde riconsiderare la natura metodologica dell’attività che il giurista pratico compie per il processo e nel processo con l’uso di mezzi informatici e telematici, pare più opportuno indicare l’insieme dei criteri logici che caratterizzano e orientano tale attività con il termine di «informatica forense».
(estratto da: Informatica forense, pp. 7-10)