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Fonte http://www.studenti.com/site/news_detail.aspx?Sez=UN&IdNews=4129 16 giugno 2005 |
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Evitare di assumersi la responsabilità di una scelta e affidarsi agli strumenti che le moderne tecnologie ci offrono per ovviare alla carenza di capacità decisionale, di un pensiero “forte”: sembra essere questo - in alcuni casi, sempre più frequenti - l’atteggiamento adottato nei processi penali che gradualmente si stanno aprendo ad una nuova mentalità. A fronte di casi molto complicati, infatti, si tende ad invocare una pretesa “scientificità” del giudizio, ricorrendo a test, perizie e approfondimenti affidati agli esperti. Ma l’oggettività della tecnica, che si basa essenzialmente su rapporti di causalità, può sostituire il ragionamento giudiziale, costituito invece per sua natura da processi logici? Tra l’evidenza tecnica e la mera applicazione automatica delle norme, cosa resta della verità processuale che ogni giudice dovrebbe perseguire? Alla riflessione su “Il problema delle connessioni logiche nell’argomentazione giuridica” è dedicata la quinta edizione delle Giornate Tridentine di Retorica, che si terranno presso la Facoltà di Giurisprudenza da giovedì 16 a sabato 18 giugno. Si tratta di un’iniziativa avviata con successo dal professor Maurizio Manzin, docente di Filosofia del diritto alla Facoltà di Giurisprudenza e direttore del Centro di ricerche sulla metodologia giuridica (CERMEG), che ogni anno riunisce a Trento studiosi di diversa provenienza per parlare di retorica e di logica. Il tema di quest’anno - legato al progetto "Genesi e sviluppi di un possibile modello non sistematico di ragionamento giuridico" promosso dal Dipartimento - rientra nei progetti di ricerca scientifica giudicati di rilevante interesse nazionale dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca. Le Giornate Tridentine di Retorica costituiscono ormai un appuntamento fisso per gli addetti ai lavori. Lo studio della retorica suscita, infatti, da alcuni anni un rinnovato interesse, particolarmente vivo nell’ambito della scienza giuridica e delle professioni legali, che a questa disciplina dedicano sempre più spesso progetti di ricerca e iniziative di vario genere. Una tra le sfide più stimolanti in questo settore consiste nel tentativo di elaborare forme di ragionamento applicabili in tutti i campi nei quali le normali metodologie scientifiche risultano di difficile impiego o, comunque, non risolutive (come nel caso del processo). Su questo terreno s’incrociano competenze diverse (giuridiche, epistemologiche, filosofico-letterarie, psicologiche e sociali) che coinvolgono varie professionalità, fra le quali avvocati, magistrati, educatori e comunicatori. Particolare attenzione, nell’edizione di quest’anno, sarà riservata al tema “Metodo scientifico e prova nel diritto penale e nel processo” a cui sarà dedicata una sessione autonoma nel pomeriggio di venerdì prossimo, organizzata in collaborazione con il Consiglio Nazionale Forense e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trento. L’edizione di quest’anno è, per la prima volta, co-organizzata dal Centro di ricerche sulla metodologia giuridica (CERMEG), nato nel maggio dello scorso anno su iniziativa dell’Ateneo trentino, proprio in occasione delle Giornate. Il Centro si è costituito per consolidare una rete di studiosi italiani e stranieri che si occupano di logica e retorica applicate al diritto. Obiettivo principale è, infatti, quello di unire l’elaborazione teorica nel campo della logica giuridica alla pratica delle professioni legali, in un binomio che coinvolge direttamente sia i diversi specialisti della scienza giuridica interessati ai problemi metodologici, sia gli organi dell’avvocatura e della magistratura. Alle “Giornate” parteciperanno anche quest’anno numerosi relatori provenienti dall’Università di Trento e da altri atenei italiani, ricercatori stranieri, avvocati di chiara fama e magistrati.
Comunicato stampa: Università di Trento |